IN PUNTA DI PENNA… “ Odette Toulemonde “

Provate ad immaginare la vostra reazione se un giorno, andando ad aprire la porta di casa mentre state “montando a neve le chiare d’uovo”, si realizzasse uno dei vostri più intimi e inconfessati sogni e si materializzasse davanti a voi il vostro autore preferito. L’uomo che, attraverso personaggi e vicende, per anni vi ha fatto volare da un paese all’altro, da un amore ad un’altro, da una vita all’altra. Colui che segretamente amate in maniera tanto incondizionata quanto illogica, perché vi regala quel piacere impagabile di immaginare altri mondi, accantonando temporaneamente i problemi della quotidianità. Questo è ciò che accade ad Odette Toulemonde, commessa di giorno e piumaia di sera, che si muove tra le vie di Bruxelles leggera e sognante. Odette “aveva un dono: la gioia. Dentro di sé ci doveva essere un complessino jazz che suonava in continuazione motivetti trascinanti e melodie trepidanti”. Balthazar Balsan, invece, è un uomo stanco e in difficoltà. Si trova all’apice della carriera quando tutto intorno a lui comincia a sgretolarsi, dalla vita privata al successo professionale. L’ultimo suo romanzo si rivela un disastro inarginabile, un fallimento totale di critica. Solo Odette, nella sua più cieca devozione, ne rimane come sempre ammaliata, tanto da decidere di scrivere una lettera-dichiarazione al proprio adorato scrittore. Ed ecco che avviene la scintilla. La realtà e la fantasia si incontrano e si incastrano perfettamente, senza stridere mai. Il lettore non riesce a scindere l’una dall’altra o a coglierne i confini, perché non esistono più limiti di alcun tipo. È il potere della scrittura di Schmitt che riesce a rendere credibile anche l’incredibile.

In questa raccolta che prende il nome, appunto, dal raccontoOdette Toulemonde, Schmitt si immerge nell’universo femminile per regalarci otto splendide donne in cerca di una loro personale idea di felicità. Alcune la sfiorano, altre la raggiungono e altre ancora la vivono senza esserne consapevoli. Sono figure seducenti e coraggiose, ma anche delicate e insicure. Tutte indimenticabili.

Dalla miliardaria Wanda Winnipeg, bella e determinata, che ha fatto della ricchezza l’obiettivo della propria esistenza passiamo alla complicata e apparentemente gelida Helene. Odile è malinconica, Aimée disillusa, Isabelle forse solo inconsapevole della propria fortuna e la giovane Rosa troppo fragile. Nel racconto finale, Il più bel libro del mondo, è un gruppo di detenute del Padiglione 13 di un gulag sovietico ad essere protagonista di una storia vera e commovente che si risolve solamente nell’ultima riga.

Tutte le donne di Schmitt possiedono mille sfaccettature che ci vengono suggerire durante la lettura attraverso veloci ed eleganti pennellate. È un quadro molto ricco e dettagliato quello che alla fine si presenta davanti a noi, fatto di intime contraddizioni e umane debolezze. Ogni racconto è un piccolo capolavoro di perfezione, costruito con uno stile sempre preciso e raffinato, talmente identificabile da rendere la scrittura di Eric-Emmanuel Schmitt immediatamente riconoscibile a chi, negli anni, si sia avvicinato alla sua opera.

Lucy

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