IN PUNTA DI PENNA… “Ho visto un Uomo a pezzi”

Ilaria ha un corpo perfetto in una vita sbagliata.

Cammina nel mondo con la gonna corta e i tacchi alti, barcollando alla ricerca di una improbabile stabilità. Si sente nuda, osservata, spiata, giudicata e scappa. Fuggire è ciò che le riesce meglio: dai genitori, da un uomo, dal figlio, dalla famiglia, da se stessa.

“La mia posizione sbagliata mentre mangiavo, mentre dormivo, mentre scopavo. La mia posizione sbagliata. La mia posizione sbagliata mentre vivevo, mentre amavo, mentre sceglievo. La mia posizione nuda”.

I sette capitoli del romanzo d’esordio di Ilaria Macchia, Ho visto un uomo a pezzi, sono sette racconti, sette confessioni, sette schiaffi in faccia al lettore. Con un linguaggio crudo, irriverente e graffiante al limite del fastidio, l’autrice ci mette di fronte alle inquietudini e alle ossessioni di una giovane donna che del proprio bellissimo corpo prova quasi vergogna. Lo usa per lavorare, sedurre e provare piacere, ma spesso lo sente estraneo e nemico. Attraverso i flash che ogni capitolo ci racconta in una sequenza di veloci e precisi fotogrammi riusciamo a ricostruire la vita di Ilaria, a sistemare ogni singolo pezzo e ad incastrare fatti e persone in un quadro che alla fine risulta perfettamente costruito. Ne esce un ritratto contraddittorio e disarmante di una donna volubile, egoista e a tratti persino incapace di amare. Molti sono gli uomini che gravitano nella sua vita, ma è solo Piero che la lega a sé in una ragnatela di legami e sentimenti corrotti e malati. È da lui, sposato con figlio, che torna ogni volta che scappa da una relazione. Ed è solo insieme a lui che non si sente sbagliata.

Ha un figlio da un altro uomo, ma anche nel ruolo di madre risulta inadeguata e incompleta. La sentiamo soffocare e percepiamo che é pronta a fuggire di nuovo, disposta ad abbandonare un bambino che forse neanche desiderava. È un animale in gabbia, attenta a captare ogni minima distrazione altrui per correre lontano, senza guardarsi indietro.

Complesso e delicato é anche il suo rapporto con i genitori e i fratelli, di cui scopriamo la vera natura solo nell’ultimo capitolo. Ci sono segreti che vengono nascosti e che allontanano, invidie e cattiverie che spezzano anche i legami più saldi.

Ilaria é un personaggio difficile da inquadrare, dal carattere tagliente e spigoloso, che rischia di urtare il lettore e di risultare cinica e arida. É se stesa dalla prima all’ultima pagina e si mette a nudo proprio lei che della propria nudità prova imbarazzo. Ma é nei dettagli, simili a rapide zoomate, che riusciamo a scovare la sua umanità e la sua fragile delicatezza: “…allungai le mani verso quelle dei miei genitori, e piansi sotto i loro occhi silenziosi. Passammo la giornata così, a tenerci le mani senza fiatare e vergognandoci di un incidente che ci rendeva per sempre colpevoli”.

Ilaria é spesso sgradevole, amara e indecifrabile ma è bellissima e pungente proprio come le meduse che nuotano nel suo mare di Lecce e che si muovono scomposte, senza un’ idea precisa di quale direzione prendere.

Lucy

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