Ciao Faber, 15 anni fa l’addio al grande Fabrizio De Andrè

Era l’11 gennaio del 1999, esattamente quindici anni fa. A Milano, intorno alle 2,30 di notte ci lasciava un artista eclettico, unico, un poeta che ha saputo raccontare con la sua musica le passioni, i vizi e le virtù che animano la vita di ogni giorno, quella vera, quella così straordinariamente autentica e profonda da mozzare il fiato. Fabrizio De Andrè, genovese del quartiere di Pegli, un nome che non ha bisogno di presentazioni e neppure di troppe parole. Tantissimi i successi che ci ha regalato, con le sue canzoni che hanno segnato un’epoca e ancora oggi sono più belle e vive che mai, dalla ‘Canzone di Marinella”, a ‘Bocca di Rosa’, fino a ‘Via del Campo’ e ‘Creuza de Ma’. De Andrè ha saputo cogliere con delicatezza e forza, con vigore e leggerezza le passioni che animano la vita, quelle emozioni così potenti che non si riescono a volte ad esprimere parlando, ma che attraverso la musica diventano immediate, semplici, dirette verso ognuno di noi: religione, guerra, amicizia, amore, morte, potere, sono solo alcuni dei temi raccontati dal grande talento di De Andrè, che verrà celebrato nei prossimi giorni da una serie di eventi in tutta Italia per omaggiarne il ricordo e lo straordinario talento. Un tributo speciale a Fabrizio andrà in onda il mese prossimo durante il Festival di Sanremo, come anticipato dal conduttore Fabio Fazio, nella serata di venerdì 21 febbraio denominata ‘Sanremo Club’. Anche la partecipazione tra i big in gara del figlio Cristiano renderebbe sicuramente orgoglioso papà Fabrizio, che ha sempre fatto della musica il suo amore più grande. Oltre alla straordinaria eredità musicale che De Andrè ci ha lasciato, consiglio ai nostri lettori un libro di Don Gallo, ‘In cammino con Francesco’ edito da Chiarelettere, che racconta con retroscena inediti e curiosità il cammino di Fabrizio come uomo e artista, attraverso brani emozionanti e coinvolgenti sulla sua vita, sulla sua famiglia e sul suo lavoro. Un uomo che ha scelto di non raccontare i lustrini e le gioie di una vita patinata ma effimera, quanto piuttosto di dare voce agli ultimi, ai vinti, a chi soffre, a chi lotta ogni giorno per se stesso e per la vita: grazie Faber, forse è questo il regalo più grande che ci potessi mai fare.

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