IN PUNTA DI PENNA… ” La libreria “

Florence Green trascorre notti agitate e senza riposo, tormentata dal dubbio e dall’indecisione. Si rigira tra le lenzuola e si chiede se sia davvero una buona idea lanciarsi in una nuova avventura commerciale e risvegliare quella comunità da tempo addormentata con cui condivide la vita da circa otto anni. In effetti, il rischio è elevato perché potrebbe dimostrarsi la peggiore iniziativa di tutta la sua vita. È il 1959 e nella cittadina immaginaria di Hardlborough, nell’umida e paludosa Anglia orientale, Florence prova a realizzare il sogno di sempre: aprire una libreria. “Piccola, poco consistente e asciutta, alquanto insignificante davanti, è totalmente dietro” è una vedova di mezza età che prende la coraggiosa decisione di buttarsi a capofitto in un progetto ambizioso e ostacolato dai più. Infatti, nonostante tutti, dal direttore della banca al suo avvocato, le sconsiglino di imbarcarsi in una simile follia decide di investire i risparmi di una vita nell’utopica speranza di riuscire a sfruttare la lunga esperienza acquisita nel settore dell’editoria per stravolgere ogni pronostico a suo sfavore e attirare l’attenzione degli animi grigi dei suoi concittadini. Lungo il litorale trova una piccola proprietà vuota, denominata Old House, che si presterebbe ad essere adibita a libreria, la prima mai esistita a Hardlborough. Gli abitanti conoscono la storia di quella casa abbandonata e la considerano un investimento nefasto. Abitata dagli spiriti, chiamati familiarmente “picchi”, viene descritta dallo stesso agente immobiliare come un edificio dalla “insolita atmosfera d’epoca”.

L’entusiasmo di Florence si scontra subito con la realtà incrostata di vecchie abitudini e bigotte convinzioni, tanto da trovarsi a dover affrontare le resistenze di una cittadinanza poco avvezza ai cambiamenti e alle novità. In un certo modo costretta ad affiancare all’attività di libreria il servizio di biblioteca si ritrova nella necessità di assumere un aiuto che si occupi delle prenotazioni e dei prestiti. L’unica opzione possibile sembra essere l’undicenne Christine che con severa efficienza e caparbia intransigenza riesce inizialmente a gestire il ruolo in maniera egregia.

Una piccola parentesi di serenità e risalita economica viene offerta a Florence con l’uscita del libro Lolitadi Nabokov che, seppur rappresentando una scelta rischiosa e controcorrente, si dimostra un enorme successo editoriale. Le vendite si impennano e l’attività, sulla scia di quello scandalo mondiale, vive il suo miglior momento economico. Purtroppo la chiusura mentale e l’ottusità dei cittadini più influenti riesce a trasformare un successo commerciale nella disfatta più totale. Il disastro è inevitabile quando a varcare la soglia della libreria è la ricca signora Grant, decisa a riprendersi la Old House per trasformarla in un “Centro delle Arti”.

Gli attacchi arrivano da più fronti e, nonostante l’appoggio del decano del paese, unico convinto sostenitore della libreria, Florence è costretta a chiudere e a lasciare Hardlborough.

Il sogno si sgretola lasciando solo cocci di delusione e rammarico. Era invisibile prima dell’avventura della libreria e torna ad esserlo dopo il fallimento. La città ricomincia a vivere lenta e inesorabilmente uguale come se nulla fosse accaduto.

Con uno stile malinconico, diretto, ma a tratti sottilmente ironico, l’autrice che in qualche modo racconta la sua storia personale ci regala un romanzo delicato e scorrevole che rappresenta in pieno l’Inghilterra degli anni 50. Con estrema eleganza Penelope Fitzgerald ci delinea dei personaggi unici descrivendo dettagli e sfumature che rendono il romanzo uno spaccato umano vivido e coinvolgente.

Lucy

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