IN PUNTA DI PENNA… ” L’estate del ‘78 “

Il 1978 fu l’anno del rapimento e della morte di Aldo Moro, dell’uccisione di Peppino Impastato, dell’elezione di Sandro Pertini e della proclamazione di Papa Wojtila, ma l’avvenimento a cui si riferisce il titolo di questo libro è un altro, più intimo e segreto ma altrettanto forte e vivo nella memoria di chi l’ha vissuto. Nell’ottobre del 1978 Elena Parrini, madre di Marcello e Roberto Alajmo, si toglie la vita lasciando un biglietto incomprensibile scritto con il rossetto. I polsi fasciati che riaffiorano nei ricordi di bambino e una lettera di commiato lasciata in custodia alla madre rivelano un‘intenzione già ben consolidata: “Voglio che tutti sappiano CHE HO SCELTO IO IL MOMENTO: è l’ultima vanità, di pavesiana memoria; Roberto mi capirà”. Elena, insegnante e artista, ha 42 anni e da tempo combatte con la dipendenza dallo Spasmo Oberon, un barbiturico, sotto forma di (finto) anti-dolorifico molto in voga tra le donne in quegli anni. Entra ed esce dalle cliniche senza mai riuscire a sconfiggere il demone della dipendenza.

Alajmo ci apre le porte del suo privato e ci riporta all’ultimo incontro con la madre, lontana da casa da ormai due anni, a Mondello, Palermo. È seduta su un muretto, accaldata e leggermente sovrappeso, in attesa di un figlio che non rivedrà mai più. Poche parole di circostanza, il pudore di un diciottenne che non bacia la propria madre davanti agli amici e il desiderio di uscire da una situazione di disagio sono ciò che gli rimane di quell’ultimo ricordo. Alajmo ricostruisce il passato di Elena da fidanzata, poi moglie e madre, ma soprattutto racconta la donna con tutte le sue contraddizioni e debolezze. Attraverso una carrellata di fotogrammi ripercorriamo i passi che hanno portato alla nascita di una famiglia e alla sua lenta e inesorabile disgregazione. Ci sentiamo quasi colpevoli e di sicuro molto invadenti nel leggere lo scambio di lettere tra i due giovani innamorati, Elena e il futuro marito Vittorio, ma ormai facciamo parte della famiglia e non possiamo farne a meno. Il giovane Roberto, adolescente alle prese con la maturità e poi l’università, si alterna con l’uomo maturo che sente l’urgenza di conoscere, attraverso tutte le testimonianze in suo possesso, una madre che ha vissuto per così poco tempo. Il presente si affaccia con il volto di Arturo, figlio di Roberto.

Il lettore è come un vecchio parente chiamato ad ascoltare una storia che ancora non conosce. Vive in prima persona le vicende dei protagonisti e sfoglia un album di fotografie in bianco e nero.

Con uno stile brillante e vivace l’autore ci regala scorci di vita vissuta che lasciano spazio a profondi spunti di riflessione. Leggerezza e autoironia sono le armi con cui Alajmo ci accompagna nel racconto della sua famiglia, sempre in bilico tra commozione e sorriso.

Lucy

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