IN PUNTA DI PENNA… ” Da soli “

Vivere insieme a me, hai ragione, ragione te, non è mica semplice, non lo è stato mai per me, io che credevo più di te, che fosse possibile e smettila di piangere siamo soli.

 È così che inizia Da soli, l’ultimo romanzo di Cristina Comencini, con una citazione tratta da una canzone di Vasco Rossi dal titolo Siamo soli che in poche righe esprime amaramente tutta la difficoltà dello stare assieme. É un lavoro faticoso che non sempre porta due persone, partite in una direzione comune e condivisa, allo stesso punto d’arrivo. La scrittrice e regista ci racconta con pungente realismo la fine dell’amore, la disgregazione del matrimonio, l’urlo della solitudine e la sopravvivenza nel dolore.

È un romanzo a quattro voci in cui i punti di vista si alternano magistralmente permettendoci di avere una visione completa di una storia che racchiude mille verità e altrettante possibili vie d’uscita.

Andrea e Marta, Piero e Laura sono diventati due coppie in un momento e in un luogo ben precisi. Tutto è cominciato sul ponte di una nave in un giorno di venticinque anni fa, ma non come nella più classica delle favole romantiche perché i segni di un futuro incerto sono già ben presenti.

Sappiamo esattamente quando le loro storie sono sbocciate ma non abbiamo idea di quando hanno cominciato a sgretolarsi. Forse perché un punto d’inizio verso la dissoluzione del sogno non esiste, ma é solo un lento e inarrestabile stillicidio che erode giorno dopo giorno sentimenti e ragione. È un intricato gomitolo di relazioni umane, quello di cui siamo silenziosi testimoni, che scava talmente nel profondo delle paure, delle disillusioni e delle frustrazioni di ognuno di noi da sembrare uno specchio delle nostre riflessioni.

Che cosa accade quando un matrimonio entra in crisi, quando tutte le nostre certezze svaniscono senza preavviso e quando all’improvviso è tutto finito? Davanti ai perché senza risposta e alle accuse reciproche ognuno dei due contendenti deve perorare la propria causa e difendere il proprio agire. Ammettere la sconfitta davanti ad un dito puntato fa troppo male. D’altronde la rottura è dolore, l’abbandono è perdita. Quando l’estraneità e la lontananza si insinuano in una coppia la vita insieme diventa un unico ed insormontabile percorso ad ostacoli. La noia e l’indifferenza generano vuoto e rabbia e dividersi diventa inevitabile. Ma anche la separazione ha le proprie tappe, prevedibili e collaudate da secoli di umanità: dormire in letti separati, fingere davanti ai figli, convincersi che sia colpa dell’altro e cercare consolazione altrove. La Comencini coglie proprio il momento in cui il rischio di cadere nell’abisso della disperazione è pericolosamente vicino. Il senso di fallimento e il desiderio di rinascita, però, si accompagnano spesso nella vita, intrecciandosi e dandosi la mano. Nell’individuo, ci ricorda, è insito quell’istinto di sopravvivenza che rende inevitabile rimanere a galla e respirare con quel poco di ossigeno a disposizione. E, anche se in maniera completamente diversa, è proprio ciò che fanno i protagonisti di questo romanzo: reagiscono. O, forse, si convincono di prendere in mano la propria vita per avere almeno un illusorio senso di pienezza esistenziale.

Da soli è un pugno allo stomaco, vero e splendidamente amaro. Cristina Comencini, con il suo stile diretto e inconfondibile, ci trasporta indistintamente sia nella mente maschile sia in quella femminile, con una precisione di sfumature e dettagli sempre impeccabile.

Lucy

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