IN PUNTA DI PENNA… ” Terre Promesse “

Tre generazioni di sardi, tre generazioni di sogni e speranze.

La terra d’origine può diventare spesso motivo di conflitti interiori e di sentimenti contrastanti: la si può amare, odiare, abbandonare o rimpiangere. Le strade che conosciamo, i panorami, gli odori e i colori che abbiamo imparato ad apprezzare fin da piccoli possono improvvisamente diventare ostili e inadeguati. È facile idealizzare nel sogno di una terra promessa l’illusione di una realizzazione personale o addirittura di un’utopica felicità. Il “lontano” e l”altro da qui” diventano la risposta all’insoddisfazione e alla frustrazione, rischiando però di ingabbiarci all’interno di aspettative irraggiungibili. Ognuno di noi ha la propria “terra promessa”, il proprio sogno da realizzare. Ma fino a che punto è giusta e giustificata, verso se stessi e gli altri, la ricerca smaniosa e incessante di un qualcuno o un qualcosa spesso imprecisati? Milena Agus, nel suo ultimo romanzo, sembra chiedersi proprio questo: a volte, non è forse meglio mettere a tacere la propria inquietudine, interrompere un viaggio sfiancante, fermarsi e vivere? La ricerca della felicità non deve diventare l’attenuante all’infelicitá. Attraverso le vicende di una famiglia sarda l’autrice ci offre una carrellata di personaggi indimenticabili che lottano, ognuno a proprio modo, per avvicinarsi il più possibile al traguardo di una serenità individuale.

Il libro, diviso in tre parti (Il Continente, La Sardegna, L’America), ci fa volare da Cagliari a Genova, poi da Milano di nuovo in Sardegna, fino a sbarcare in America.

Raffaele, di ritorno dalla guerra, non può sottrarsi al proprio dovere e si trova costretto a sposare la fidanzata Ester, sempre inquieta e insoddisfatta. Convinta di trovare nel Continente la soluzione ad ogni problema Ester dovrà affrontare la feroce realtà e andare incontro alla disillusione. Nè Genova, nè Milano, saranno in grado di placare la sua anima agitata costringendola a ritornare in Sardegna.

É qui che conosciamo la figlia Felicita, una “feliciotta positiva, talmente diversa dal resto del gregge di paese da risultare unica e splendida. Pur amando non corrisposta un uomo, per quasi tutta la vita, non accetta un matrimonio riparatore e preferisce rinunciare a Pietro Maria e lasciarlo andare via. É una donna che, nel suo modo semplice e grezzo, lotta contro le regole sociali e affronta le avversità con il sorriso. Ama perdutamente il figlio Gregorio, un “diverso” come lei, e combatte anche per il suo sogno, la musica. Sceglie come vicina di casa una poco probabile insegnate, misantropa e apparentemente anafettiva, che si trasformerà nella sua più grande amica. Lotta contro il cancro e vive per innamorarsi di nuovo.

È con Gregorio, la terza generazione, che le vicende si spostano in America.

Non è previsto alcun lieto fine, ma solo domande senza risposte in un romanzo che non può non rimanere impresso per la forza narrativa e la travagliata ed emotivamente potente umanità dei personaggi.

Lucy

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