IN PUNTA DI PENNA… ” I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto “

Quando Eric-Emmanuel Scmitt ci regala uno dei suoi personaggi non si può dire che si risparmi in originalità ed eleganza. Lo fa sempre con estrema generosità e un tocco di sentita e umana vicinanza. Fin dalle prime righe di questo splendido romanzo la signora Ming colpisce per sensibilità e acutezza, entrando ufficialmente nel cuore di ognuno di noi.

Ting Ting, Ho, Da-Xia, Kun, Kong, Li Mei, Wang, Ru, Zhou e Shuang sono i dieci figli che la donna racconta con orgoglio di aver messo al mondo e cresciuto e che descrive con dovizia di dettagli e indubbio amore materno. Ma com’è possibile in una Cina così attenta al controllo demografico e così spietata nei confronti dei trasgressori? È ciò che si chiede un giovane imprenditore francese che, per affari di lavoro, si trova immerso  nella cultura cinese, tanto rigida e incomprensibile ai suoi occhi europei quanto ricca di fascino e profondità. Ambizioso e senza scrupoli scopre nell’addetta dei bagni degli uomini del Grand Hotel di Yunhai un’amabile e stravagante compagna di chiacchiere. In questo modo, oltre ad esercitare una lingua straniera, può soprattutto perdere tempo e far innervosire e logorare gli interlocutori che ha abbandonato in sala riunioni durante le trattative. Da piacere occasionale, conversare con la signora Ming diventa un’abitudine imperdibile. Giorno dopo giorno, attraverso le toccanti parole della donna, impara a conoscere le  peculiarità e le eccentricità di ognuno dei suoi dieci figli. Completamente stregato dalle storie al limite del surreale che quotidianamente gli vengono donate si convince che la sua interlocutrice sia solo una mitomane ricca di immaginazione.

Ma il confine tra menzogna e verità a volte può essere davvero labile e sfocato. Anche le certezze più granitiche possono sgretolarsi di fronte alle eccezioni più inaspettate della vita. Le convinzioni del giovane cominciano a barcollare fino a cedere davanti a prove che sembrano inconfutabili e che lo portano a ricredersi nei confronti della signora Ming. Difficile da accettare per una mente impostata e inflessibile come la sua, ma evidentemente una donna semplice e determinata è riuscita a raggirare un sistema così perfetto e inaffondabile, realizzando quel sogno di famiglia che aveva sempre desiderato. D’altronde da un’addetta alle pulizie che cita con raffinata naturalezza i precetti di Confucio ci si può aspettare di tutto. “Meglio accendere la luce che lamentarsi del buio”, ci insegna proprio lei.

Sarà un improvviso incidente, a causa del quale la signora Ming si ritrova immobile in ospedale, a svelare a tutti noi quella verità talmente travestita e irriconoscibile che nessuno era in grado di vedere. È sufficiente cambiare prospettiva per aprire nuove possibilità e scoprire altri punti di vista. A constatarlo sarà anche il giovane francese che, impreparato ad affrontare tutto ciò che gli è accaduto, mette in discussione la sua intera esistenza e sue consolidate convinzioni.

Perfetto stilisticamente ed emotivamente pieno, I dieci figli che la signora Ming non ha mai avuto è un romanzo che, una volta finito, è difficile togliersi di dosso.

Lucy

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