IN PUNTA DI PENNA ” Canto della pianura “

Le atmosfere dense di vita e di colore che abbiamo assaporato in “Benedizione”, primo volume della “Trilogia della pianura”, tornano calde e vivaci in “Canto della pianura”. Una volta immersi nuovamente nel mondo grezzo e ruvido, ma sincero, del Colorado raccontato da Kent Haruf ci vengono proposti diversi personaggi e nuove realtà. Cambiano le case, le vie e le voci, ma l’ambientazione che fa da cornice al succedersi delle vicende è sempre la cittadina di Holt.

Due sono le storie principali che viaggiano parallele per tutto il romanzo, quella di Tom Guthrie e dei suoi figli Ike e Bobby e quella di Victoria Roubideaux e dei  fratelli Mcpherson. I capitoli si alternano intensi e  veloci seguendo un ritmo cadenzato, ma armonioso. Inizialmente ci viene presentato Tom, insegnante di mezza età soffocato da problemi familiari e lavorativi. Costretto ad affrontare la separazione da una moglie fragile e propensa alla depressione, che trascorre le giornate nel buio di una camera da letto, si ritrova a doversi occupare dei due giovani figli e a crescerli da solo. A scuola, invece, lo aspetta quotidianamente lo scontro con uno degli alunni più violenti e problematici dell’istituto.

Ma ecco che giriamo pagina e arriva Victoria. Incinta ma ancora minorenne, la ragazza viene cacciata di casa da una madre dura e glaciale che non accetta lo stato di vergogna in cui pensa di essere stata gettata dalla figlia e preferisce abbandonarla al proprio destino. Sola e disperata Victoria chiede aiuto a Maggie Jones, insegnante e collega di Tom che, dopo averla accolta per un certo periodo in casa propria, si trova costretta a cercarle un’alternativa: la fattoria dei McPheron.

I due anziani fratelli, Harold e Raymond, solitari e taciturni sono da sempre dediti all’allevamento e isolati in un mondo in cui il tempo scorre lento e silenzioso. Curano e conoscono le loro vacche più di quanto siano interessati agli esseri umani. Allo sgomento iniziale per la proposta di Maggie subentrano curiosità e interesse. Nonostante si prospetti uno stravolgimento radicale nell’andamento ormai solidificato delle loro esistenze i due anziani McPheron accettano la sfida.

“Oh, so che sembra una pazzia, disse lei. Suppongo lo sia. Non so. E nemmeno mi importa. Ma quella ragazza ha bisogno di qualcuno e sono pronta a fare qualsiasi cosa. (…). E anche voi – sorrise – dannati vecchi solitari, avete bisogno di qualcuno. Qualcuno o qualcosa di cui prendervi cura, per cui preoccuparvi, oltre a una vecchia vacca fulva. C’è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza aver avuto neppure un problema in vita vostra. Non del tipo giusto, comunque. Questa è la vostra occasione”.

Ogni abitudine viene messa in discussione e frantumata per lasciare spazio alle esigenze di una giovane mamma piena di dubbi e paure. Protettivi e premurosi si occupano di lei con cura e attenzione, lasciando che l’affetto nasca e cresca come il bambino nel grembo materno. Le pagine che Haruf dedica al rapporto tra Victoria e i fratelli McPheron sono delicate e molto toccanti. Lo stile poetico, che in “Benedizione” raccontava la malattia e la morte, in “Canto della pianura” diventa un inno alla vita che inizia!

Lucy

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