IN PUNTA DI PENNA… “Nel giardino dell’orco”

“Nel fondo della sua anima, Emma aspettava che qualche cosa accadesse. Come i marinai in pericolo, volgeva gli occhi disperata sulla solitudine della sua vita e cercava, lontano, una vela bianca tra le brume dell’orizzonte”. In queste poche righe Gustave Flaubert mette a nudo tutta l’inquietudine di Madame Bovary, divenuta negli anni emblema dell’insoddisfazione femminile.

Adele, protagonista del romanzo “Nel giardino dell’orco” esordio dell’autrice magrebina Leïla Slimani, vive e conosce a fondo lo stesso tipo di malessere tanto da essere definita dalla critica “una moderna Bovary”. Adele ha due anime, una bianca e una nera. Per la maggior parte del mondo è madre, moglie e giornalista poco convinta ma per tutti quegli uomini che in qualche modo transitano nella sua orbita incarna il desiderio spinto all’estremo, il sesso e la trasgressione senza confini né morale.

Soffocata dalle responsabilità e incapace di gestire frustrazione e irrequietudine cerca una via d’uscita collezionando in maniera seriale amplessi consumati in fretta, clandestini, sporchi e rabbiosi. Quando il demone prende il sopravvento deve lasciare che sfoghi le proprie pulsioni e che, scelta la vittima predestinata, cerchi vanamente di saziare il proprio appetito. Non esiste alcun limite, tutto è lecito. Pagina dopo pagina la disperata caccia di Adele continua senza tregua sprofondando negli abissi della perdizione. Scivola dissoluta da uno sconosciuto all’altro, da un amico a un collega di lavoro, da un ragazzino adescato in un locale al fidanzato della più cara amica. È una corsa verso l’autodistruzione e l’annientamento che invece di liberarla dalle catene della propria esistenza la stritola in una spirale di finto piacere. Utilizza il proprio corpo per colmare un  vuoto oscuro che si impossessa di lei all’improvviso e senza pietà, ma che ha radici talmente profonde da perdersi nella disperazione. Come un animale affamato cerca smaniosa l’appagamento fisico nei vicoli di Parigi o in qualche squallido albergo di periferia, ma torna sempre a casa per dormire nel letto col marito Richard. Adele è una donna fragile e malata che si dimena quotidianamente tra la noia degli obblighi famigliari e gli istinti più carnali. Due nature, una sola donna. La tragicità della duplice esistenza che Adele porta avanti suscita paradossalmente compassione e indulgenza.

Tragicamente smascherata dal marito riesce per un breve periodo a  tenere a bada il tormento interiore e la sete di conquista, ma come una tossicodipendente ricade nella ragnatela delle tentazioni. La narrazione, seppur molto cruda e realistica  non scade mai nella volgarità. Si tratta sicuramente di un  romanzo dalle tinte erotiche, ma si discosta ampiamente dalla narrativa “a luci rosse” che negli ultimi anni ha inondato il mercato editoriale.

Lucy

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