IN PUNTA DI PENNA… ” La casa del sonno “

Dio benedica chi ha inventato il sonno, mantello che avvolge i pensieri di tutti gli uomini, cibo che soddisfa ogni fame, peso che equilibra le bilance e accomuna il mandriano al re, lo stolto al saggio”, scriveva Miguel de Cervantes esaltando il piacere di una bella dormita.

Ne “La casa del sonno”, invece, Jonathan Coe entra nel profondo delle disfunzioni e dei disturbi legati al sonno e  si immerge nell’intimità nascosta e insondabile dei sogni. Affronta le dinamiche sociali che gli individui soggetti a insonnia o narcolessia sono costretti ad affrontare. Realtà e finzione si confondono e si sovrappongono, i confini tra immaginazione e verità sfumano e si alterano, la memoria degli eventi  e la percezione della vita vengono facilmente falsate.

La struttura del romanzo è, fin dal principio, piuttosto articolata. L’autore stesso in una nota iniziale agevola la lettura specificando che i capitoli dispari sono ambientati per la maggior parte negli anni 1983-84 e i capitoli pari nelle ultime due settimane del giugno 1996. Le vicende si svolgono tutte nella cittadina di Ashdown dove alla fine degli anni Ottanta un gruppo di studenti condivide un pensionato universitario che, dodici  anni dopo, verrà trasformato in una clinica del sonno.

Le vite di Sarah, Robert, Gregory, Terry e Veronica si incontrano, si scontrano, si calpestano e si rialzano in un susseguirsi  di avvenimenti che spesso lasciano il lettore completamente disorientato. Jonathan Coe si diverte a raccogliere le storie dei suoi protagonisti e a frantumarle in tanti tasselli di un puzzle. Mescola per bene tutti i pezzi e li rilascia gradatamente nel corso della narrazione seguendo un ordine apparentemente casuale e sconclusionato. La lettura richiede sicuramente cura e attenzione, ma i gli accadimenti con il procedere della storia si incastrano in maniera talmente perfetta che la trama si ricostruisce da sola. L’autore rende omaggio al flusso disordinato dei sogni che, in apparenza, non segue alcun nesso logico se non quello del nostro inconscio. Tuttavia, anche negli attimi di momentaneo smarrimento, il lettore viene guidato verso la via d’uscita da un invisibile filo di Arianna.

I capitoli si avvicendano seguendo le fasi del sonno, dalla veglia alla fase REM, attraverso le fasi Uno, Due, Tre e Quattro. Ognuno di essi si conclude con una frase sospesa che verrà ripresa all’inizio del capitolo successivo in un contesto completamente diverso e con altri personaggi. Nonostante i continui sbalzi temporali e i cambi di prospettiva, gli eventi seguono un percorso ineluttabile di reazioni causa-effetto, non sempre immediate e intuibili. La realtà e il mondo onirico si fondono, si accavallano e a volte si contraddicono provocando situazioni imprevedibili, malintesi e colpi di scena ad effetto. Fino all’ultima pagina l’intreccio subisce continui scossoni e cambi di direzione che si placano solo nel finale. Il ritmo narrativo segue l’andamento del sonno che in alcune fasi è lento e profondo e in altre vivace ed agitato.

La vita e la morte, l’amore e l’amicizia, l’amore etero e omosessuale, la vocazione professionale e la scienza come ossessione deviata sono alcuni dei temi che percorrono l’intero romanzo.

Il lettore vive emozioni forti e contrastanti. Ride, piange, prova angoscia e dolore e si commuove in maniera appassionata.

Tutto questo é Jonathan Coe.

Lucy

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