IN PUNTA DI PENNA… “Il petalo cremisi e il bianco”

Michel Faber, olandese di nascita e scozzese di adozione,  è un autore molto discusso e controverso, amato e odiato dai lettori e dalla critica. Quando nel 2003, dopo vent’anni di lavoro, uscì in Italia  “Il petalo cremisi e il bianco” i commenti e le recensioni esplosero in una nube di contraddizioni e opinioni discordanti. Nel libro si raccontano le vicende di Sugar, una giovane e affascinate prostituta, che nella Londra di fine Ottocento lotta per uscire dalla propria condizione ed emergere dal fango in cui è sommersa da diciannove anni. Alta, pallida e ossuta, Sugar dalla pelle diafana, le labbra screpolate e la folta chioma rossa, è la prostituta più famosa e desiderata nella Londra del 1875. Mangia a stento, dorme poco e indossa abiti costosi ed eleganti. Ogni notte, appagato l’ultimo cliente, si dedica con  rabbia, dolore e passione al libro che sogna un giorno di pubblicare. Legge e studia con interesse e aviditá nonostante le uniche due parole utili che le siano state insegnate dalla madre siano “Sì” e “soldi”.

È una creatura dalle molteplici sfaccettature, esile e delicata all’apparenza ma forte e determinata nell’agire. Bizzarra ma intrigante, è in grado di ammaliare come una sirena e di stregare qualsiasi uomo. Conosce in profondità l’animo maschile e ne intuisce i più sordidi istinti, riuscendo ad anticipare desideri e perversioni. Ha imparato troppo presto a non dire mai “no”, ma è proprio questo il segreto della suo fascino e della sua magia.

Mille pagine intense e vivide per raccontare l’ascesa sociale di Sugar che approfittando dell’infatuazione di William, giovane rampollo della famiglia Rackham, riesce ad abbandonare il bordello di Mrs Castaway in Silver Street e a trasferirsi nella ricca e perbenista Londra vittoriana.

Nella prima parte del romanzo le vicende si svolgono con un ritmo incalzante e uno stile piuttosto crudo e diretto. Faber si rivolge direttamente al lettore accompagnandolo attraverso i quartieri luridi e degradati e tenendolo per mano durante lo svolgersi degli eventi. L’idea della scrittura in seconda persona ha il potere di coinvolgere immediatamente il lettore che da semplice osservatore viene catapultato nella realtà dei vicoli malfamati della capitale britannica. La vita intima delle prostitute viene descritta con minuzia di dettagli, brutali ma realistici, che non risparmiano anche i particolari più scabrosi e infimi.

Per questo motivo Faber è stato spesso accusato di indecenza, eccessiva volgarità e mancanza di raffinatezza. In realtà, le parole emergono forti e violente per dare voce alla miseria e all’oscenità di quelle vite ai margini dell’umano esistere. Una censura linguistica non avrebbe reso merito alla sofferenza e all’umiliazione delle storie narrate.

La parte centrale, invece, risulta più lenta e descrittiva. Abbandonati i bordelli e le strade sudicie della città, veniamo trasportati all’interno della villa della famiglia Rackham e, inevitabilmente, anche dei relativi segreti. Il ritmo della narrazione rallenta e l’autore ci presenta altri intrecci, vite e relazioni complesse. Il lettore si trova sempre alle spalle dei protagonisti, li segue e li osserva muoversi e divincolarsi tra paure, psicosi, ossessioni e frustrazioni. Attraverso le parole di Faber riesce a distinguere gli odori sgradevoli e nauseanti, ma anche a respirare a pieni polmoni i  profumi più intensi. I colori si accendono nitidi e i  suoni diventano reali. È come se una telecamera nascosta seguisse i personaggi anche nei momenti più intimi, mettendo in luce le debolezze e le depravazioni dell’animo umano. Nonostante le fragilità, i vizi e le nevrosi nessuno di loro risulta completamente negativo.  Non é presente l’eroe in senso classico, ma neanche il nemico più oscuro. Faber in qualche modo redime tutti i suoi personaggi, li perdona perché umani e li ama perché imperfetti. Ne descrive accuratamente il dolore e il piacere, fisico e morale.

La relazione tra Sugar e William rimane il filo conduttore di tutte le mille pagine, ma fino alla fine sarà impossibile comprendere con certezza quale tipo di legame li unisca. L’autore non ci permette di conoscere nel profondo i loro sentimenti che mutano capitolo dopo capitolo, facendo dissolvere il sogno dell’amore romantico.

Il finale per cui Faber é stato spesso criticato rimane aperto e sospeso. Anche in questo caso il lettore diventa protagonista e ha la libertà e il potere di scegliere e immaginare la conclusione che più si avvicini alla propria visione personale della vicenda.

Per tutti gli appassionati (a cui mi unisco con grande consenso!) che, una volta terminato il libro,  non riescono ad abbandonare Sugar, a salutarla e a lasciarla proseguire da sola Faber qualche anno dopo “Il petalo cremisi e il bianco” ha pubblicato “Natale in Silver Street. Le storie del petalo cremisi”. In questa raccolta di racconti riprende alcune storie, principali o secondarie del romanzo, e fa rivivere persone e atmosfere con lo stesso stile forte e inimitabile. 

Alla domanda se si fosse ispirato alla moglie per la propria protagonista Faber rispondeva “No, Sugar sono io”.

“Si scrive soltanto una metà del libro, dell’altra metà si deve occupare il lettore”.

(Joseph Conrad)

Lucy

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...