IN PUNTA DI PENNA…”Lacci”

La stessa storia, tre punti di vista diversi. “Lacci” di Domenico Starnone è diviso in tre parti ben distinte e racconta le dinamiche perverse e aggrovigliate di un matrimonio che attraversa tradimento, abbandono e riavvicinamento. Nel primo libro vengono raccolte le lettere che Vanda invia al marito durante i quattro anni di separazione. “Se tu te ne sei scordato, egregio signore, te lo ricordo io: sono tua moglie” sono le prime parole che lei gli indirizza dopo essere stata lasciata, dopo dodici anni di matrimonio e due figli, per un’altra donna, giovane e fresca. Le lettere si susseguono sempre più astiose e piene di risentimento. La rabbia di Vanda cresce con l’andare degli anni e la consuma fino a portarla a compiere un gesto estremo. Dalle righe aspre e rancorose esce la figura di un uomo debole che dopo aver mandato in frantumi il suo ruolo di marito non riesce a gestire neanche quello di padre. Nel secondo libro è Aldo a prendere la parola. In prima persona e a distanza di quarant’anni ci catapulta in una realtà totalmente diversa da quella che ci saremmo aspettati. I coniugi ultrasettantenni sono in partenza per una vacanza in Puglia. Al ritorno dal mare trovano la casa sottosopra ma, a parte il gatto Labes, sembra non mancare nulla. Nella confusione Aldo ritrova le lettere di Vanna e sembra leggerle per la prima volta. Parola dopo parola ricostruisce la loro vita tormentata e fa rivivere ricordi accantonati ma non rimossi. Pensa a Lidia, l’unica donna che abbia veramente amato e comincia disperatamente a cercare le foto di lei che teneva nascoste da anni, ma non ne trova traccia. Si insinua in lui la paura che sia la moglie a ritrovarle e a far rivivere il dolore passato trascinandolo nuovamente nell’abisso di accuse e recriminazioni. Il male che reciprocamente si sono inflitti è solo nascosto come polvere sotto un tappeto. È ancora vivo, forte e pronto ad esplodere con violenza. Nel terzo e ultimo libro è Anna, la figlia, che ci racconta gli ultimi avvenimenti, svelando i retroscena di un’infelicità consolidata negli anni. Ci viene presentata una donna di poco più di quarant’ anni, all’apparenza totalmente arida e anaffettiva, che si scontra aspramente col fratello Sandro per una questione economica. In questa ultima parte i due fratelli si confrontano mettendo a nudo le rispettive debolezze. Anna si confida e racconta di aver invidiato profondamente Lidia e di aver sognato di abbandonare la madre e di entrare a far parte di quel nuovo nucleo famigliare creato dal padre. Alterna sentimenti contrastanti nei confronti dei genitori, passando dall’astio al senso di colpa, dall’indifferenza alle lacrime ed esprime duramente il proprio pensiero: “Gli unici lacci che per i nostri genitori hanno contato sono quelli con cui si sono torturati reciprocamente per tutta la vita”. È la storia di un matrimonio, di una famiglia e di quattro vite tenute assieme solo da fili invisibili di sofferenze, paure e silenzi. Lacci che Vanda non vuole lasciare andare quando Aldo la abbandona. Non è per amore che soffre ma per tutti i sacrifici di una vita che diventavano improvvisamente vani. “ Quando mi hai lasciata, ho sofferto soprattutto per quello che di me ti avevo inutilmente sacrificato. E quando ti ho riaccolto in casa, l’ho fatto solo per farmi restituire ciò che ti eri preso”. Lacci che non permettono ad Aldo di andare via per sempre dalla famiglia, che lo tirano fino a farlo ritornare al punto di partenza. Non è in grado di portare avanti l’amore nei confronti di Lidia e si lascia trascinare indietro passivamente da una vita passata e infelice ma già scritta e, per certi versi, più semplice. Lacci che ineluttabili coinvolgono in questo gioco al massacro anche i due figli. Vanna e Aldo si alternano nei ruoli di vittima e carnefice attirandosi reciprocamente in un vortice di malessere e insoddisfazione. È difficile stabilire se il loro sia coraggio di portare avanti un legame appassito o vigliaccheria nell’affrontarne la labilità. È un legame di dipendenza dai propri fallimenti di cui è difficile disfarsi. Esiste un sottobosco di forze devastanti nella storia di Vanna e Aldo che Starnone racconta con una potenza evocativa che scuote l’animo di chiunque si lasci coinvolgere dalle onde emotive dei personaggi. È un viaggio nelle psicosi e nelle trappole relazionali, consce e inconsce,mche costellano la vita di ognuno di noi. Significativo è il nome che Aldo sceglie per il gatto, Labes. In latino è sinonimo di “disastro, sventura, sporcizia, infamia, vergogna”. È come se decidesse di consolidare la propria infelicità facendosi accompagnare ogni giorno dal ricordo del proprio triste esistere. Lucy – “Questo lungo viaggio immobile che chiamiamo leggere”. (Guy Goffette)

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...