IN PUNTA DI PENNA… “La donna dal taccuino rosso”

La donna dal taccuino rosso” Antoin Laurain Einaudi, 2015

“Guardare qualcuno dormire è come leggere una lettera non indirizzata a te.” Sacha Guitry

La borsa di ogni donna è un universo misterioso e imprevedibile che raccoglie piccoli e grandi segreti, di una vita passata, di quella presente e di una che verrà o si avvererà. Non è solo un oggetto destinato a soddisfare la pura vanità femminile ma un vero e proprio “kit di sopravvivenza” per affrontare quei piccoli e grandi inconvenienti che quotidianamente si avventano sulla vita di ognuna di noi. Passando attraverso le nostre paure, insicurezze e ossessioni prende vita e da oggetto inanimato diventa un alleato fedele. Se penso al contenuto della mia e cerco di stilare un veloce inventario di ciò che ogni giorno mi porto dietro, la sensazione che ne deriva si avvicina all’onnipotenza.

Ne “La donna dal taccuino rosso” la borsa color malva di Laure accoglie e difende amorevolmente una boccetta di profumo Habanita di Molinard, un fermaglio con un fiocco azzurro, un mazzo di chiavi, una penna Montblanc nera, un’agenda, una trousse con trucchi e accessori vari e una Moleskin rossa in cui la donna annota pensieri, emozioni ed un originale e molto personale elenco di “Mi piace” e “Ho paura”.

Mi piace l’odore della menta e del basilico.

Mi piace dormire in treno.

Mi piace la pittura che rappresenta paesaggi senza figure umane.

Mi piace l’odore d’incenso nelle chiese.

Mi piace il velluto, e la felpa di velluto.

Mi piace pranzare in giardino.”

 Ho paura delle formiche rosse.

Ho paura quando verifico il conto corrente e clicco su “Saldo attuale”.

Ho paura quando mi suona il telefono la mattina presto.

Ho paura di salire in metrò quando è strapieno.

Ho paura del tempo che passa.

Ho paura dei ventilatori, ma so perché.”

Laure, scippata davanti al portone di casa al ritorno da una cena con amici, trascorre la notte nella stanza di un vicino albergo dove viene ritrovata il mattino seguente in stato di incoscienza. Nella colluttazione della sera precedente per cercare di impedire il furto batte violentemente la testa e finisce in coma.

La borsa diventa protagonista di una vicenda delicata e avvolgente che si svolge tra le strade di Parigi, in cui Laurent, libraio con un matrimonio fallito alle spalle e una vivace figlia adolescente, sembra rincorrere il sogno di una donna a lui destinata.

Il ritmo della narrazione è veloce e convincente e il lettore si trova a seguire Laurent nella ricostruzione dei dettagli che lo portano a rintracciare la misteriosa proprietaria della borsa abbandonata in un vicolo della città. Gli indizi, che inizialmente si accumulano confusi, pagina dopo pagina prendono forma e delineano i contorni di una figura femminile affascinante e sofisticata. Da sconosciuta diventa Laure Valadier, vedova di un fotografo di guerra e doratrice di professione. La scopriamo lettrice appassionata dei libri del premio Nobel per la letteratura 2014, Patrick Modiano, il quale in punta di piedi fa il suo ingresso nella narrazione come personaggio marginale ma d’eccezione. Un poco alla volta riusciamo a visualizzarla con la sua carnagione madreperlacea, gli occhi chiari e un neo sopra il labbro superiore. È come un puzzle che un pezzo alla volta diventa sempre più completo e comprensibile. Laurent si addentra nei segreti più intimi e personali di Laure e lascia che l’attrazione e la curiosità prendano il sopravvento sulla ragione e il buon senso. Approfitta di un malinteso con William, amico e collega di Laure, per stabilirsi a casa della donna, prendersi cura del gatto Belfagor che, solitamente diffidente con gli estranei, si avvicina a lui tranquillo e fiducioso e violare ulteriormente la sua intimità.

Mentre Laurent svolge le sue indagini in maniera goffa e maldestra Laure vive una realtà onirica e velata dal coma. Nell’attesa del suo risveglio il lettore si affaccia in maniera parallela sulle vite dei due protagonisti, intrattenendosi qua e là con altri gradevoli personaggi. Uscita dal coma Laure decide di cercare l’uomo che con tanta determinazione si è impossessato della sua casa e si è intrufolato nella sua vita, lasciando dietro di sè solamente poche righe di scuse.

u “Trovo terrificante l’idea che uno sconosciuto sia venuto a casa mia ma mi piace l’idea che Belfagor non abbia avuto paura di lui. Il che dimostra che quell’uomo non è terrificante (paradosso)”.

Il gioco di ruoli subisce un totale capovolgimento e, nell’attesa dell’incontro-scontro tra i due, ricomincia la caccia allo sconosciuto. In questo breve romanzo, Antonio Laurent, costruisce una commedia che pur essendo decisamente romantica non cade nello sdolcinato. Attraverso i vicoli e i bistrot parigini si respira la leggerezza di un amore che già esiste ancora prima di nascere.

Lucy

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