10 domande a… Federico Stragà

Chi non si ricorda nell’estate del 2000 il tormentone “l’amore è un’astronauta, pa’ pa’!!”? Una canzone che fece a suo tempo il giro delle discoteche del Bel Paese, diventando una hit radiofonica tutt’ora trasmessa. Suo interprete Federico Stragà, bellunese lanciato dall’Accademia della Canzone di Sanremo, passato quasi “indenne” al Festival e oggi tornato sulle scene con una veste tutta nuova. Federico Stragà come non lo avete mai letto, è il caso di dire; a tu per tu con un’artista che ha dimostrato di avere molto da esprimere con passione e indiscusso talento… insomma una “Voice” da scoprire!

1. Federico Stragà buonasera! Come prima domanda un inevitabile passo indietro: Festival di Sanremo 1998. Debuttante assoluto ti affacci al grande pubblico dell’Ariston. Cosa ti ricordi del tuo battesimo nella canzone?

Sono passati 10 anni intensi e strani. Veramente il mio battesimo è datato 1997, quando quasi per caso mi iscrivo all’Accademia della Canzone di Sanremo proprio due giorni prima del termine ultimo. Entro in finale e vinco. Il 12 novembre faccio Sanremo Giovani ed entro nella rosa dei 14 emergenti. Poi il Festival. E’ stato tutto veloce ed intenso, soprattutto per me, lontano dalle logiche commerciali della discografia. La mia gavetta era Belluno e i locali della mia città… Ho un ricordo “drammatico” mi viene da dire, non c’erano state fasi intermedie. Trovarsi all’improvviso a fianco di Ron, Jannacci, Mango, Spagna è stato veramente elettrizzante.

2. La canzone con la quale ti sei presentato era Siamo noi, un brano un po’ retrò e tradizionale rispetto i successi di qualche tempo dopo …

Si, ho scelto insieme al mio produttore la linea cantautorale. Conoscevo autori come Daniele Fossati e mi sono rivolto a loro. In ogni caso mi ha fatto piacere poter presentarmi con una veste di cantautore classico.

3. Come Nel 2003 torni al Festival dopo i tuoi successi estivi, L’astronauta e Cigno Macigno. Questa volta in coppia con Anna Tatangelo…

Si, una partecipazione che arrivò all’improvviso, ma mi piace raccontartela. Allora, in gennaio mi trovavo a New York, mi ero appena rasato i capelli a zero quando il mio ex produttore mi contatta per informarmi di una possibile partecipazione al Festival. “Non rasarti i capelli, mi raccomando!!!”. Troppo tardi! Bene, la mia partecipazione però doveva essere impreziosita… insomma non ero considerato “big” a sufficienza. Così nacque il duetto con Anna. E’ stata un’unione quasi forzata, pur se bellissima. Non mi vergogno a dire che quella partecipazione e quella versione di Volere Volare non fu felice, anzi! In ogni caso, sulla mia pagina su my space www.myspace.com/federicostraga è possibile ascoltare la versione mia della canzone come l’avevo concepita inizialmente.

4. Torniamo indietro nel 2000/2001 due anni di grande successo per te. Qual è stata la chiave di questo periodo?

Non lo so esattamente. Decisi quasi per caso di propormi con qualche cosa di diverso. “L’astronauta” nasce in casa: mio fratello, in seguito ad un problema di salute, ha provato l’ asfissia, proprio come un astronauta nello spazio. L’astronauta è simbolo di un viaggio, il viaggio della vita, della morte. Poi abbiamo scherzato sulle parole, inserendo anche mia nonna che all’epoca aveva 94 anni e nel suo essere svampita era anche lei assente dal mondo come un astronauta. L’astronauta è un mistero, anche se con parole facili e a primo ascolto non-sense. Poi entra in gioco la musica: il ritornello era evidentemente ispirato a “Domenica d’Agosto” di Bobby Solo. Non mi piaceva fare il furbo: quindi abbiamo fatto un esplicito duetto!

5. Mi sembri una persona riservata… un bravo ragazzo. Faresti un reality show, lo chiedo sempre nelle 10 domande….

Mi avevano chiesto la disponibilità per Music Farm. Dissi di si, ma non andò avanti la mia partecipazione. Ti confesso che per le cifre iperboliche che davano ai partecipanti avrei fatto un reality molto volentieri!

6. Torni oggi con una nuova veste, inaspettata. Stragà canta Sinatra.

Non è un progetto per imitare nessuno, né per sfruttare la moda Bublè. Il mio progetto nasce nel 2002 quando ho iniziato con il mio gruppo a suonare e cantare jazz. Sinatra era una delle mie passioni: il 5 luglio del 2002 la prima serata live, poi altre a singhiozzo fino, alla realizzazione di questo cd supportato dall’IMAIE www.imaie.it Per me si è aperto un mondo nuovo e di passione; ho fatto il cd per promuovere lo spettacolo dal vivo.

7. Cosa avresti voluto fare anziché cantare?

Be’ mi sarei dedicato allo sport, al tennis o allo sci. Vorrei aprire un ristorante, ma non qui a Belluno. Essere un cantante qui non significa avere il supporto della gente, né l’apprezzamento dei tuoi compaesani… mi spiego?!

8. Quale cd non compreresti mai e quale cd compreresti 1000 volte?

Allora, non comprerei un cd di Tiziano Ferro: le sue canzoni mi sembrano troppo studiate a tavolino. Comprerei invece un cd di Frank Sinatra tra il ’55 e il ’65, il suo periodo a mio avviso migliore.

9. Il mondo discografico produce, lancia e uccide molti artisti: ti senti un po’ un Cigno Macigno anche tu?

Dipende. Mi piace il mio lavoro, prima regola. Per non morire devi evolvere e cambiare.

10. Quale sarà allora la tua successiva evoluzione?

Non lo so. Seguo la passione… Il mio ultimo lavoro è basato solo sull’amore e sulla passione, senza filtri e interferenze discografiche. E’ una tappa… della mia passione.

 

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