Teatro…

Daniela Poggi in scena con L’amore impaziente: un emozionante monologo tra le vette e gli abissi dell’amore

Stasera 30 marzo presso l’Auditorium della Bcc Agrobresciano di Ghedi, alle ore 20,45, andrà in scena “L’amore impaziente”, di Valeria Moretti con Daniela Poggi  diretta dal giovane regista bresciano Silvio Peroni.

L’amore impaziente – testo vincitore de i Teatri del sacro, dedicato alle intersezioni fra il teatro e la ricerca spirituale e religiosa – è inserito nella rassegna “L’altra metà del cielo – immagini, musica e conversazione sull’universo femminile” organizzata dalla città di Ghedi e dagli Assessorati alla Cultura e alle Pari opportunità.

Lo spettacolo andrà in scena anche il 31 marzo al Cine Teatro Pio XII  di Ronco Briantino (MB) e il 1 aprile al Teatro Santa Teresa di Verona.

Il monologo, scritto da Valeria Moretti, si dipana nei meandri del sentimento amoroso, scavando a fondo nell’intimità della protagonista fino a far emergere un ritratto scarno, essenziale, potentissimo della tensione verso l’altro, fino a congiungere l’aspirazione al divino con il donarsi completamente all’amato.

L’Amore impaziente è l’amore di una donna nei confronti di un uomo, di una mistica nei confronti del divino: un rimando speculare che si protrae durante lo spettacolo senza mai svelarsi completamente. Sotto i nostri occhi si dispiega, attraverso questo personaggio femminile, un universo a sé, coinvolgente e impervio, fragile e duro, ossessivo e malinconico.

Il percorso mistico verso l’Amato non conosce né tregua né riposo, è un amore impaziente, smisurato, esclusivo, ostinato che si dà senza risparmio. Completamente aperto, visceralmente teso verso l’infinito. È una precipitazione, una folgorazione questo andare verso l’Altro, qualcosa che muovendo dalla totalità vuole addirittura superarla. Un amore che varca la misura. Un amore che ha bisogno di “dirsi”, di dichiararsi.

A tratti si potrebbe accusare la protagonista di visionarietà, di follia, di masochismo. Ma non è forse un po’ visionario, talvolta folle e masochista chi ama senza riserve?

C’è un corpo pieno e un corpo vuoto. Il primo rifiuta il cibo e sceglie la macerazione, il secondo aspira all’unione totale, alla congiunzione, all’Amore che illumina.

Immaginiamo una donna, senza soffermarsi sull’oggetto del suo amore; immaginiamola semplicemente e lasciamoci trasportare dal flusso delle sue parole perennemente sospeso tra realtà ed immaginazione, tra sogno e veglia, tra illusione e disillusione, tra luci e ombre..

Una donna, nel chiuso della sua stanza assapora e testimonia il piacere della ribellione, l’infinitezza del desiderio, la voluttà del sacrificio, il colore della solitudine, intenta a inventariare i propri pensieri e i propri oggetti come se dovesse partire o come se dovesse abbandonare qualcosa…

L’oniricità che percorre il lavoro è spontaneamente affluita, certo suggerita dall’argomento che non prescinde da una ricca documentazione su monachesimo e santità femminile.

Il viaggio della protagonista non si arresta, infatti, alla morte, ma la ingloba e la oltrepassa. Per congiungersi all’Amato è chiamata a varcare l’aldilà. Ma è proprio qui, alle soglie del mistero, che tutto si riapre, tutto si discute, tutto si reinventa in un gioco sottile e perturbante, dove l’incontro con l’Altro coincide soprattutto con l’incontro con il proprio Desiderio.

In filigrana, durante lo spettacolo, l’eco di una soffitta speciale: quella descritta nei “Quaderni” da Simone Weil. Spazio che segna una delle sue esperienze mistiche. Luogo di amore e di conoscenza, di finitezza e di tensione verso l’Assoluto, dove si esplorano gli abissi e le vette del cuore.

 

 

Per informazioni la Stampa può rivolgersi a: Grazia Iadarola, Responsabile Ufficio Stampa Compagnia: cell. 320.6004611, graziaiadarola@gmail.com


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